Alla scoperta del Libano: sette giorni nel paese dei cedri

Itinerari

Il Libano è un luogo incredibile, uno scrigno colmo di storia, natura e cultura che finalmente, dopo anni di conflitti, si sta aprendo al turismo.

I vicoli di Tiro © Diana Facile

Articolo di Diana Facile – LaGlobetrotter.it

Il fatto che sia un paese piccolo (è poco più grande della Basilicata) e agevolmente raggiungibile (si trovano voli a poco più di 200 euro dalle principali città italiane, 4 ore circa) ne fa la destinazione ideale per una breve parentesi, primaverile o autunnale, che ritempri sia lo spirito che il corpo! La cucina libanese, poi, è una delle migliori al mondo, per cui la sera, dopo aver nutrito il vostro spirito di cose belle, potrete nutrire anche il vostro corpo di cose buone! Sarà un piacere sensoriale a 360° e in una settimana visiterete tutti i principali luoghi di interesse (e anche qualcosa in più!). E ora, direi di cominciare.

 

Beirut a Baalbek, tra presente e passato (3 giorni)

Il tempio di Bacco a Baalbek © Diana Facile

Beirut è il punto di partenza di questo excursus nel Paese dei Cedri, anche perché i voli dall’Italia atterrano nella capitale. Arrivando a Beirut non hai proprio l’impressione di essere in Medio Oriente. Potresti trovarti ovunque, quantomeno fino a quando non ti allontani dalla zona centrale. Allora sì che inizi a percepire l’anima “sporca” della città, quella che ti svelerà i suoi segreti più intimi…

Più che visitate, le città vanno vissute, anche se il tempo è poco: è l’unico modo per capirle e, di conseguenza, capire la gente che ci vive. Ecco perché vi consiglio di trascorrere almeno tre notti a Beirut, tenendola come base per la visita del sito archeologico di Baalbek, nella Beka Valley, ma di non metterci le tende per l’intero viaggio. Da qui si raggiungono in giornata le varie attrattive del paese, ma è bello anche vedere come si vive fuori dalla capitale. Per continuare il viaggio a Beirut in mia compagnia, potete fare riferimento al mio blog.

Baalbek vi catapulterà invece nel passato tra le rovine monumentali di alcuni templi romani costruiti sulle fondamenta di un’antica città fenicia! Patrimonio Unesco dal 1984, Baalbek rappresenta uno degli esempi di architettura romana meglio conservata nel vicino Oriente ed è facilmente raggiungibile da Beirut con due ore di minivan a un prezzo ridicolo, ma si può anche scegliere di partecipare a un tour privato che generalmente include la visita delle rovine di Anjar (XVIII secolo) e le grotte di Ksara (caverne usate come cantine dalla più antica azienda vinicola del Libano).

 

Verso nord: Byblos, Tripoli e la Qadisha Valley (2 giorni)

La foresta dei cedri © Diana Facile

Lasciate Beirut di prima mattina e dirigetevi a nord con una prima tappa alle Grotte di Jeita (20 km dalla capitale), dimostrazione tangibile di quanto la Madre Terra sappia essere creativa e funzionale. Queste grotte si sono aggiudicate un posto in finale alla selezione per le Sette Nuove Meraviglie Naturali!

Riprendete la strada e poco dopo incontrerete Byblos, una delle città più antiche al mondo (abitata ininterrottamente dal 5.000 a.C.), dichiarata a giusto titolo Patrimonio Unesco nel 1984. Vi suggerisco però di non fermarvi qui per la notte, ma di raggiungere Tripoli, 50 km più a nord. Una volta li avrete la sensazione di essere finiti in un altro paese e in un’altra era.

Nonostante sia la seconda città più grande del Libano, Tripoli è la meno battuta dal turismo. Una raccomandazione: l’80% della popolazione tripolina è mussulmana sunnita con una minoranza cristiana e mussulmana alauita il che, superfluo a dirsi, impone una certa sobrietà nel vestire. Non è sicuramente uno dei must del Libano, ma è un ottimo punto di osservazione delle differenze culturali e religiose presenti su un territorio ridotto come quello libanese. Sappiate anche che se Beirut è una città giovane e vivace, Tripoli è l’esatto contrario per cui l’unica cosa da fare la sera è andare ad Al Mina per sorseggiare un tè accompagnato di deliziosi dolcetti, magari fumando un narghilé con i locali che sono calorosi e accoglienti come pochi.

Il mattino seguente, sempre di buon’ora, riprendete la strada verso l’entroterra fino a raggiungere la Qadisha Valley, che dal punto di vista paesaggistico è una delle zone più belle del Libano, oltre a essere la terra natale del grande Khalil Gibran. Prevedete di trascorrere almeno due notti nella Qadisha Valley per visitare il primo giorno la Foresta di Cedri, che un tempo ricopriva interamente il Monte Libano, e dedicare il secondo a uno dei trekking più affascinanti del paese tra monasteri, eremi, cappelle e grotte utilizzate in passato dai monaci lungo tutta la vallata. Io sarei rimasta lì all’infinito.

 

Il sud: Tiro, Sidone e il Beitaddine Palace (2 giorni)

La Mohammed Al-Amin Mosquee di Beirut © Diana Facile

Ed eccovi giunti nel sud del Libano. A conti fatti vi sarete allontanati a dir tanto di 50 km dalla capitale. È tutto così vicino e paradossalmente lontano. Rispetto a Beirut e al nord, il sud sembra un altro paese, un’altra vita, un altro viaggio in cui ritmi, colori e atmosfera tracciano i contorni di questa piccola gemma affacciata sul Mediterraneo.

Se siete amanti di Fabrizio de André, Sidone non vi è certo sconosciuta! Il cantautore la omaggiò di una poesia contro la guerra intitolata Sidún, in genovese (dall’album Crêuza de mä, 1984). È una città conservatrice sviluppatasi attorno a un’area portuale e affermatasi come importante centro mercantile a partire dal XIV secolo. Qui ebbe inizio la lavorazione del vetro e l’uso del murice per tingere i tessuti di porpora. Anche Tiro, Patrimonio Mondiale dell’Umanità (30 km scarsi a sud di Sidone), affonda le radici in epoca fenicia e raggiunse l’apice grazie al commercio marittimo sotto l’impero babilonese e quello romano poi.

Tiro e Sidone furono entrambe profondamente colpite dalle drammatiche vicende che coinvolsero il paese negli ultimi cinquant’anni, dalla guerra civile del 1975/1991 al conflitto militare tra Israele e Hezbollah del 2006 e oggi sono lì, una accanto all’altra, a condividere il canto del muezzin che scandisce il ritmo delle giornate dall’atmosfera pregna di umanità.

Sulla via del ritorno verso Beirut fate una sosta al Beitaddine Palace edificato dall’emiro Bashir Shihab tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, gioiello architettonico dal valore inestimabile che ospita ogni estate uno dei festival più importanti di tutto il Medio Oriente.

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