Cammino di Santiago: la diretta di Orlando

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    Orlando è un camminatore-cantautore (più cantautore che camminatore, come ci tiene a precisare :-)) in diretta dalla strada direzione Santiago. Ogni lunedì lo seguiremo per capire dove è arrivato, gli incontri che ha fatto, le difficoltà e le sorprese in cui si è imbattuto.

    Puntata numero 1: da St. Jean Pied de Port a Lorca in 5 tappe.

    Orlando in cammino

    E nello spazio latteo e abissale della montagna stai passando il confine tra Francia e Spagna, ma tu non lo sai, e certo la nebbia a banchi, che cancella i contorni, fa la sua parte di traghettatrice da uno stato a un altro.

    Una nebbia cortina, una nebbia sipario, dove spuntano croci di pietra, cavalli, greggi e frecce segnaletiche.

    Fino a dodici ore prima, il tempo era ancora quello scandito dai preparativi, dalle irreparabili dimenticanze, dalle coincidenze dei treni. Poi, giù dall’ultimo convoglio per St. Jean Pied de Port, punto di partenza sul versante pirenaico francese del Cammino di Santiago (St.Jaques).

    E subito l’aspirante pellegrino viene trasformato dai ritmi propri della “transumanza”. Sonno e veglia regolati dalla luce del giorno e dal calare della sera. Sveglia alle prime luci del mattino e via, in cammino.

    Questo è il “Camino Frances”, punto di confluenza di tre antiche rotte francesi di pellegrinaggio, che da St. Jean attraversa gli stati, tra loro diversissimi, di Navarra, Rioja e Galicia, fino a Santiago de Compostela. Ma qui è solo l’inizio. Bisogna passare i Pirenei, prima di tutto. E a queste latitudini tutto diventa un po’ estremo, ruvido e schietto, dal punto di vista climatico. Naturalmente, mi toccano pioggia, fango, nebbia e vento (“polvo, barro y lluvia: es el Camino de Santiago”). E allora devi prenderla come il giusto omaggio allo scenario antico di questa traversata.

    Dunque, immaginatevi un cantautore, non troppo avvezzo alla montagna, salire sul col de Bentarte (1308) o sul col de Lopoder (1430 m), con una chitarra lilliputziana infilata nel tascone di uno zaino da alpinismo.

    Si apre il sipario e ti trovi di fronte a B.O.B. (Beast of Burden) e sua moglie Janelle. E poi c’è Aene (Onia in gaelico). Sembra spuntata fuori da qualche leggenda irlandese, e cammina leggera sopra la coltre di nebbia.

    Nebbia sul cammino

    Si aprono altre cortine e spuntano un uomo in un mantellone cobalto, duro duro come un preludio tedesco. Ha tratti massicci e squadrati, occhiali sapienziali. Davanti a lui la sua bimba svelta come una fuga. Lui è un rifugio di pietra che discende l’erta a piccoli passi, lei un’anguilla alla mercè dei pericoli. Eppure è l’anguilla che trova i passaggi segreti e apre i sentieri. Così avvolti dalla coltre abissale, sembrano gli ultimi rimasti al mondo.

    Dopo avere offerto al colosso un’aspirina per il suo mal di testa, gli chiedo se l’ha mai letto “La Strada”. Non sembra conoscerlo ma appena capisce che sono italiano erompe in una risata fragorosa e bofonchia “ya ya italiano, spaghetti, mandolino, pizza, Balotelli.”

    Il paladino Roland

    Una volta passata la tomba del paladino Roland, si scende a Roncisvalle. I pellegrini stanno nel complesso dell’Abbazia medioevale (le mura più antiche sono del 1130).

    Siamo nel dormitorio-rifugio dei pellegrini. Dall’ultimo piano della castellata dei letti, si vedono al buio le forme dei corpi di cento e piu’ viandanti, privi di sensi, prostrati dalla fatica, i respiri ansimanti, in una sinfonia penitente o beata, chissa’. Hanno i tratti distesi dalla fatica e un’ombra di sorriso. Sarebbe bello scrivere una canzone come un alito leggero sulle loro fronti.

    E la nebbia svanisce…

    Incontro Marina il giorno seguente, sulla strada per Larrasoaña. Sta venendo in direzione opposta alla mia. Sta tornando indietro da Santiago, dopo essersela fatta tutta a piedi giá una volta. E’ di Bologna e dovreste sentire come pronuncia Ponferrada (qualcosa come “Ponferaaasaaa”), mentre mi racconta di essersi persa piú di un volta, nel buio piú totale, senza libri-guida o mappe ad assisterla. E sí perché le frecce gialle e i cartelli “Camino de Santiago” li trovi solo se ci stai andando a Santiago. In direzione contraria, devi interpretare i segnali dell’andata, che talvolta rimangono nascosti per coloro che volessero tornare indietro a piedi. Marina ha la preparazione fisica di un’atleta. Si è divorata il cammino in una ventina di giorni. Ma, una volta a Santiago, è rimasta con la sensazione di non aver vinto nulla. E ha deciso di rifarselo al contrario, quasi fosse una penitenza. Quando poi ha finito per perdersi e perdersi, e poi perdersi ancora, allora sì, le è scattato qualcosa: stavolta si è sentita pellegrina.

    Garith mi diceva di aver provato a parlare da solo ad alta voce, lungo il Cammino, e di essere riuscito anche a non fingere, dopo un po’.

    Ho conosciuto Garith, Jan e Stan la sera prima a Roncisavalle, dividendo con loro la camerata del dormitorio. Due slovacchi e un americano. Giovanissimi studenti, forse sono qui perche’ hanno tutta la vita davanti ma non possono metterci una vita a capire che cosa vogliono fare  “da grandi”. Il Cammino e’ un’Interrogazione.

    Ferri del mestiere
    Ferri del mestiere

    I primi giorni di questo cammino sono valsi come mesi di esperienza di vita quotidiana. Quasi difficili da raccontare. Difficili da tradurre. Ma è proprio questo che ho deciso di fare, con tutti gli strumenti a disposizione . Sentire battere il cuore segreto di questa via antica, capirne il fascino attuale, guardare con rispetto alla motivazioni di ognuno, riempirmi gli occhi ogni giorno e raccontare quello che vedono. Fino a qui è stato bellissimo. Alla prossima.

    From Orlando to Santiago: 1a settimana di Cammino.

    from St. Jean Pied de Port to Roncisavalles

    from Roncisavalles to Larrasoaña

    from Larrasoaña to Pamplona

    from Pamplona to Cizur Menor

    from Cizur Menor to Lorca

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