Chi ci vive: le Langhe

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  • I consigli di chi ci vive

    Patrimonio dell’UNESCO da pochi mesi, le Langhe danno il meglio di sé in questo periodo: dal buon clima ai panorami autunnali, ogni scorcio acquista nuove suggestioni. Francesca scrive sul blog Langhuorino dove racconta le storie di chi lavora e vive in questi splendidi luoghi, fornendo nel contempo spunti per piccoli viaggi o brevi soste golose. Ecco l’intervista da insider che le abbiamo fatto: quanti spunti!

     

    Raccontaci in poche parole chi sei!
    Sono Francesca, ho 37 anni e sono mamma di Stefano, 4 anni. Mi occupo da tre anni, per un ente pubblico, di promuovere le eccellenze del territorio torinese, in particolare quelle agroalimentari. Con Alessandro, mio compagno di scorribande e di vita, condivido la passione per Torino e un grandissimo amore per il territorio delle Langhe, Roero e Monferrato.

    Il primo posto dove porti chi ti viene a trovare nelle Langhe?
    Sicuramente ad Alba, la “capitale” delle Langhe. Si comincia dal centro storico, un trionfo del Medioevo (la Torre Artesiana, la Loggia dei Mercanti, il Palazzo Comunale, la Cattedrale di San Lorenzo). Poi giù per Via Vittorio Emanuele, detta Via Maestra, alla scoperta delle migliori botteghe o dell’imperdibile mercato del sabato mattina. Nei giorni in cui il vento soffia da nord, le vie sono avvolte dal profumo di cioccolato e nocciole tostate: lungo il fiume Tanaro ci sono gli stabilimenti Ferrero, dove ogni giorno si producono 550.000 vasetti di Nutella®!
    In piazza San Paolo, il Salotto del Turista è una piccola miniera di informazioni sull’offerta del territorio.

     

    Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)?
    Da Gemma
    a Roddino, dove un menù fisso presenta il meglio della tradizione langarola: i tajarin (pasta fresca all’uovo con sugo di arrosto, o semplicemente burro fuso, parmigiano e – quando il periodo e il portafoglio lo permettono – tartufo bianco d’Alba), gli agnolotti del plin (di taglia piccolissima, prendono il nome dal tipico pizzicotto necessario per chiuderli), la carne all’albese (un carpaccio di vitello), il vitello tonnato, il brasato al Barolo, la torta alle nocciole Piemonte IGP, le paste di meliga (biscotti con farina di mais), il bunet (budino di antica tradizione, il cui nome deriva da bonèt, in piemontese cappello o berretto, dalla forma dello stampo in cui veniva cotto). Spendendo un pochino di più, altra tappa imperdibile è la Trattoria della Posta di Monforte d’Alba, dove, oltre ai piatti tipici langaroli cucinati alla perfezione, si possono gustare di formaggi (Castelmagno, Robiole di Roccaverano e di Murazzano) e vini del territorio (tra i più famosi: Barbera, Nebbiolo, Barolo, Barbaresco, Dolcetto, Moscato), godendo di una vista incredibile sui vigneti.

    L’attività preferita dagli abitanti delle Langhe?
    In queste zone i ritmi, ancora contadini, sono totalmente dedicati al lavoro durante la settimana e al riposo (o alla festa) la domenica; ogni mese l’Ente Turismo Alba Bra Langhe pubblica sul suo sito l’elenco completo degli eventi del territorio. Durante la settimana, le uniche “distrazioni” possono essere una partita di pallapugno (che qui tutti chiamano “balùn”) o un bicchiere di vino in compagnia degli amici; tra le enoteche consiglio L’Aromatario a Neive, La Vite Turchese a Barolo, Le Case della Saracca a Monforte d’Alba.

    Il consiglio low budget?
    Non è semplice dare un solo consiglio, tanti possono essere gli spunti per una visita a luoghi meravigliosi senza spendere una fortuna. Una visita alla Tenuta Fontanafredda di Serralunga d’Alba: si possono visitare le cantine storiche, fare una passeggiata nel Bosco dei Pensieri, concedersi un aperitivo o uno spuntino all’interno della Fondazione Mirafiore. Oppure prenotare una visita presso il quartier generale della famiglia Ceretto, la Tenuta Monsordo Bernardina di Alba: al costo di dieci euro si potrà visitare la cantina storica e degustare i vini dell’azienda vitivinicola all’interno dell’avveniristico “Acino”, una struttura architettonica (totalmente trasparente e realizzata con materiale innovativo) sospesa tra le vigne.

     

    Dove passare una serata alternativa?
    A Piozzo, nel brewpub dove è nata la birra Baladin (letteralmente “cantastorie”, dal francese) di Teo Musso, importante produttore italiano di birre di qualità: buon cibo, birre italiane e internazionali, ottima musica e simpatia del personale. Imperdibile, per gli appassionati di questo mondo, l’opportunità – la domenica mattina e previa prenotazione sul sito internet – di visitare gratuitamente i luoghi che hanno creato la storia del birrificio.

     

    La “perla” poco nota?
    I meravigliosi percorsi suggeriti dal progetto Strada Romantica delle Langhe e del Roero. Ogni tappa (11 in tutto, da percorrere in macchina e in alcune tratti a piedi) è allestita con un “albero parlante”, scenografiche quinte che raccontano segreti e storie del territorio, e una “panchina romantica” dove sedersi. Il mio preferito, non semplice da raggiungere, è il punto tappa 7 (da Benevello a Sinio), dove in un solo colpo d’occhio è possibile cogliere gli abitati dei paesi più belli di Langa, i castelli e le fortificazioni nei vigneti.

     

     

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