Chi ci vive: l’Istria

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  • I consigli di chi ci vive

    È una delle località più amate dagli italiani, contemporaneamente vicina e lontana: l’Istria, tanto quella slovena quanto quella croata, dispone di un’offerta turistica ricchissima ma ancora non del tutto conosciuta. Abbiamo intervistato Max Blazevic, traduttore qurantenne che vive da tempo nel capoluogo istriano: ci ha parlato di cibo, musica e non solo mare…

    Il nostro Max

    Raccontaci in poche parole chi sei!
    Mi chiamo Max, ho 40 anni, faccio parte della comunità italiana residente in Istria e nella vita faccio principalmente il traduttore e l’interprete nelle combinazioni italiano, serbocroato (io mi ostino a chiamarlo così, come fanno tutti quelli come me, cresciuti nella Jugoslavia degli anni ’80) e inglese; da 10 anni sono tornato a vivere a Pola da Milano dove stavo prima, ho una ragazza romagnola che ha imparato presto ad amare profondamente i luoghi e la gente di qui.
    Vivo quotidianamente la mia condizione di ponte tra due culture, quella italica e quella slava del sud, a dispetto della vicinanza ancora troppo poco consapevoli l’una dell’altra, per cui spesso mi sento lo scemo del crocevia tra due villaggi.

    Kamenjak © Andreas März (Flickr)

    Il primo posto dove porti chi ti viene a trovare in Istria?

    Andando sul classico, non si sbaglia di certo a portare qualcuno a Punta Promontore (Kamenjak), ovvero la punta più a sud dell’Istria, a qualche km da Pola. È un luogo ben noto a chi arriva in fuoristrada e non solo; amerete la costa/promontorio/faro mozzafiato e il bar Safari, una specie di Penguin Café tra il freakettone e il tiki-bar: divertitevi con i giochi autocostruiti dal proprietario, una specie di Nettuno barbuto dalle splendide figlie che servono ai tavoli.
    E poi sceglierei proprio Pola, perché è la città esteticamente, geofisicamente e storicamente più multiforme d’Istria: per molti versi è una Berlino in miniatura. Per le splendide ma anche più “omogenee” Rovigno, Parenzo, Abbazia (sulla costa opposta) ci sarà tempo e modo.

    Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)?
    Pesce in tutte le varietà e in tutti i luoghi! Restando a Pola, se si vuole andare sull’Adriatico, direi La Cuxina in cittàvecchia a Pola, dai prezzi forse un po’ alti ma comunque sulla media italiana e direi consoni alla cura nella preparazione dei piatti. Per un prezzo popolare – comunque pesce – e per contorni curati e freschi, sicuramente Furia, sul terrazzo del mercato coperto che dà sul mercato “scoperto”: da provare assolutamente! Se invece si amano gli aromi dei Balcani (così vicini così lontani), qualsiasi ristorante, trattoria o pizzeria prepara anche i famosi cevapcici, divenuti ormai cibo istriano naturalizzato da decenni.
    La pizza, invece – per quelli che comunque la desiderano – qui può risultare un po’ indigesta, perché la mozzarella va chiesta a parte e specificamente “da sola”: al suo posto, o mescolato, si usa formaggio gauda fuso, pesantissimo per gli stomaci non abituati.

    L’attività preferita dagli istriani?
    Dipende se si vive in città o campagna, e ovviamente dall’età. Direi passeggiare lungo il mare o nel verde (gli istriani sono tutti dei gran camminatori), molti hanno l’hobby dell’alpinismo, sicuramente la raccolta degli asparagi quando è stagione (ora che la raccolta è diventata illegale, lo si fa comunque abusivamente… con un po’ di brivido!). Anche il campeggio estivo in famiglia, un po’ alla svedese: stare all’aria aperta, in generale. In compenso, di notte si “sballa” poco.

    Il consiglio low budget?
    In Istria quasi tutto è low budget: basta conoscere un po’ di gente. Come altrove, il viaggiatore che imbastisce due parole con i locali – plurilingue, schietti, pratici e disponibilissimi – alla fine sarà premiato. Ovviamente ci sono le eccezioni: attenti ai tassisti improvvisati che pullulano in certe località con le catene alberghiere distanti dal centro, ad esempio Umago, chiedete prima la tariffa e vedete se sono provvisti di insegna e tassametro, così non vi troverete a pagare 20 euro per 3 min di tragitto.

    Dove passare una serata alternativa?
    A Pola, direi farsi un pogo al centro sociale Rojc (un’ex caserma austriaca) in una delle serate organizzate dall’associazione punkettona “Monteparadiso”, un’istituzione del vivere “alternativo”. Per una cosa di respiro più internazionale, c’è l’Outlook Festival, decisamente più “mainstream”.
    Se muniti di macchina, i molti festival estivi – da quello di danza contemporanea a Sanvincenti, alle serate jazz con ospiti di respiro international a Rovigno, ai festival di cinema all’aperto all’Arena e Castello di Pola e sulla rocca di Montona.

    Montona (Motovun) © sobrecroacia.com (Flickr)

    La “perla” poco nota?
    Eh, non la vengo mica a dire, sennò diventa nota 🙂 Scherzi a parte: forse Duecastelli (Dvigrad), una fortezza bicefala abbandonata nell’interno dell’Istria; oppure tutta l’Istria centrale – una specie di Toscana in miniatura che, meno turisticamente battuta, attrae soprattutto pensionati inglesi, ma anche creativi di ogni sorta, che spesso vi si trasferiscono in pianta stabile.
    Sempre rimanendo in Istria centrale, per un gusto simile consiglio due città arroccate e pittoresche, con vista mozzafiato: Montona (Motovun), sede di un eccitante festival internazionale di cinema a luglio con possibilità di campeggio ai piedi della stessa, e la vicina Grisignana (Grožnjan), sede di un festival altrettanto internazionale di musica classica e contemporanea (con seminari, clinics e concerti).
    Per finire, un consiglio appassionato che noi locali ci affanniamo da sempre a dare ai visitatori italiani in Istria: imparate a chiamare le località istriane con il loro toponimo italiano – Parenzo anziché Poreč, Rovigno anziché Rovinj, Pola anziché Pula, Capodistria anziché Koper… Chiamare queste località col nome croato (o sloveno nel caso di Koper) è illogico perché le fa sembrare più lontane ed esotiche di quello che dovrebbero essere e denota ignoranza anche della propria storia allargata, a distanza di sole due ore di macchina da Trieste. Dopotutto, per dire Londra, non dite mica “London”, no? 🙂

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