Dal verde chiaro al verde scuro: l’Irlanda di Francesco

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    C’è chi viaggia, si inebria delle sensazioni e al ritorno già le incanala verso un’altra meta, c’è chi le lascia scorrere attraverso i pixel delle fotografie digitali e c’è chi riesce a racchiuderle nelle parole, farle diventare un libro e riuscire così a condividerle con un pubblico molto più vasto della cerchia dei propri amici.

    Ci è riuscito Francesco Memoli a raccontare la sua Irlanda in un libro, e lo ha fatto così bene che “Dal verde chiaro al verde scuro – Le conseguenze dell’Irlanda” ha vinto la quarta edizione del Premio “Narra il saggio” delle Edizioni Miele.

    Francesco vive a Cava de’ Tirreni dove, oltre a coltivare la sua passione per la scrittura, suona e canta in un gruppo di musica folk irlandese, i Deep Green Light e oggi ha raccontato anche a noi di guide Marco Polo qualcosa della sua esperienza.

     

    Raccontaci in poche parole chi sei

    Francesco Memoli

    Semplice: sono uno a cui piace immensamente viaggiare e scrivere. Appena posso parto. In aereo, in auto, in treno, non ha importanza. E con me c’è sempre un taccuino.

     

     

    Scegli tre aggettivi per descrivere il tuo libro e raccontaci come è nata l’idea, come è stata la stesura, come hai trovato il tuo editore.

    Il primo aggettivo che mi viene in mente è genuino. Sono ormai anni che mi dedico alla scrittura, con racconti e romanzi brevi, e quando scrivo c’è sempre una certa ricerca stilistica, una voglia di stupire. Con questo libro non è stato così. E’ scritto quasi di getto, senza la volontà di scrivere, ma di raccontare. E’ scritto quasi più per me che per gli altri, oserei dire. E poi è genuino anche tutto quello che c’è dentro, dai personaggi alle emozioni narrate.

    Il secondo aggettivo è  verde. Perché il verde, con tutte le sfumature cui il titolo del libro fa riferimento, è quello che inonda chi si trova a viaggiare in Irlanda, e quindi è quello che ho cercato di far passare con il mio libro. Ovviamente si tratta anche di sfumature metaforiche, non solo cromatiche, ma umorali, emotive, caratteriali. Una gamma di sensazioni talmente vasta che limitarsi a esemplificarla con un colore non è neanche più riduttivo, è soltanto l’unica soluzione possibile.

    E il terzo aggettivo è musicale. Perché la musica pervade tutto il libro: i protagonisti sono musicisti in viaggio, vengono citate le canzoni della loro colonna sonora, quelle che ascoltano in auto. Perché l’Irlanda e la musica sono indissolubilmente legati, perché in Irlanda c’è musica ovunque, nei pub e nel vento, per le strade e nelle onde del mare.

    E in fondo tutto ciò è il motivo che mi ha spinto a scrivere. In una prima fase ero semplicemente terrorizzato dall’idea che determinate sensazioni provate potessero andare perdute. Man mano che scrivevo, poi, cresceva la voglia di trasmettere agli altri almeno una parte di quelle sensazioni. Narrare un viaggio è una scelta “estrema”, c’è il rischio di incorrere nella cronaca delle tappe e nella descrizione di monumenti e paesaggi. Quello che io volevo, invece, era trasmettere emozioni.

    Anche per questo trovare un editore non è stato facile. La narrativa di viaggio è ancora abbastanza “ghettizzata” in Italia e gli editori non la affrontano volentieri. Per non parlare dei piccoli editori, poi, che cercano di “andare sul sicuro”, quando scelgono chi pubblicare.

    In ogni caso, dopo aver evitato numerose proposte che definire  truffaldine è un eufemismo da parte di un certo tipo di “editori”, il libro ha vinto un concorso indetto dalla casa editrice Miele, ed è stato quindi pubblicato.

    Un gioco: chi dovrebbe leggere il tuo libro? Chi non dovrebbe leggerlo?

    Destinare il mio libro solo a chi ama l’Irlanda sarebbe riduttivo. Ovviamente chi è appassionato di viaggio potrebbe preferirlo, ma in fondo il libro parla di quattro ragazzi che non ce la fanno più della loro vita e decidono di partire. Parla del loro rapporto di amicizia che si approfondisce e diventa più complesso e allo stesso tempo più immediato. Parla di un amore che nasce durante il viaggio e della voglia di lanciarsi a capofitto nell’avventura. E parla di musica. Per tutti questi motivi, credo possa trovare consensi in un pubblico abbastanza vasto.

    E’ molto più facile pensare a chi non dovrebbe leggerlo. Chi cerca intellettualismo a tutti i costi, chi fa dietrologia su ogni parola, è pregato di non acquistarlo. E’ un racconto, semplice, immediato, che vuole trasmettere emozioni e non verità assolute o concetti filosofici.

    Qualche  informazione di viaggio: destinazione Irlanda. Cosa ti ha colpito di più, per cosa la ricorderai? Così, di getto e senza pensarci troppo

    La ricorderò per la gente, sicuramente. Quella gente fantastica che si ferma a parlare appena sei entrato in pub, e che se ti vede guardarti intorno smarrito per la strada ti chiede se hai bisogno di aiuto. E per gli squarci del cielo, che da grigio che è all’improvviso si illumina e ti illumina.

    Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)

    Nota dolente, per quanto mi riguarda. In Irlanda si mangia molto bene, se si hanno soldi da spendere. La buona ristorazione è davvero cara, soprattutto nelle città principali (Dublino è gastronomicamente inavvicinabile per chi viaggia low cost.). Per cui meglio andare fuori, fermarsi nei paesini, e se proprio non si ci può permettere di provare tutto, consiglio di provare almeno due must: la traditional irish breakfast, con la quale si va avanti praticamente per tutta la giornata senza bisogno di ulteriori pasti, e il classico irish stew.

    Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?

    Tolti i campeggi, i posti più economici in Irlanda sono gli ostelli, che però purtroppo non sono il massimo né dal punto di vista del comfort né, ahimé, da quello igienico. Se si ha qualche soldo in più da spendere, meglio i bed&breakfast, la maggior parte deliziosi e confortevoli, spesso gestiti da donnine gentili che a colazione ti rimpinzano di tutto quello che hanno sotto mano.

    Il consiglio low budget (meglio se gratis)?

    Evitare i tour organizzati. Se si ha possibilità di muoversi (in auto o in bici) l’Irlanda offre posti stupendi anche lungo qualsiasi strada. Basta accostare presso un’insenatura della costa, togliere le scarpe e farsi accarezzare dal vento. E’ gratis!

    Dove si può passare una serata alternativa?

    Diciamola tutta, Dublino non è l’Irlanda. A Dublino si trova il craic (ovvero il divertimento) e si tira tardi la notte, si beve e ci si diverte, però non si respira il vero spirito dell’Irlanda. In quei due o tre giorni che sono sufficienti per “saziarsi” di Dublino, oltre al divertente ma inflazionato quartiere di Temple Bar si può uscire un po’ dagli schemi e andare a sentire musica tradizionale al Cobbleston. Però quello che consiglio è di uscire da Dublino entrare in un qualsiasi pub di un paese che non abbia più di cinquecento abitanti, andare al banco, ordinare una pinta e aspettare qualche minuto. La serata verrà da sé.

    Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?

    Io sono di parte, i miei souvenir li ho portati dentro di me, e poi li ho buttati fuori e ora me li ritrovo stampati sugli scaffali delle librerie, ma se si vuole qualcosa di più concreto, i gadget soliti si trovano ormai anche su Internet. Convincete un barista a regalarvi la pinta con cui avete fatto un brindisi con i vostri amici o con la persona che amate, e ogni volta che la guarderete quando siete a casa vi ricorderà di quella sera, di quel momento.

    www.dalverdechiaroalverdescuro.it

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