Dammi tre parole: Gran Canaria

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    La maggiore isola dell’arcipelago delle Canarie racchiude due realtà opposte. Sulle montagne del nord, la vita scorre con ritmi lenti e tutto è rimasto com’era un tempo. Al contrario, i lunghi viali della capitale Las Palmas o i villaggi turistici costruiti nella parte meridionale dell’isola possono accogliere ogni anno 2,5 milioni di visitatori grazie a un vero e proprio esercito di addetti ai lavori pronti a soddisfare le loro richieste.

    Abbiamo scelto tre parole per descrivere alcuni degli aspetti più caratteristici di un’isola tanto poliedrica e vivace.

    La dracena tamaranae, che al tramonto richiama ancora di più il drago

    Dracena

    In una piazzetta situata a poca distanza dalla basilica di Teror si trova un esemplare di dracena (albero del drago), pianta simbolo dell’isola dai mille segreti nascosti. Gli aborigeni canari la reputavano sacra: la sua resina, detta “sangue del drago” perché a contatto con la luce si colora di rosso scuro, veniva utilizzata nella preparazione di medicamenti miracolosi.
    Questa specie si trova solo a Gran Canaria: non vi sono esemplari né nelle altre isole dell’arcipelago, né in altri paesi del mondo. Cresce soprattutto nelle gole della zona sud est e il suo nome scientifico, Dracaena tamaranae, significa dracena di Tamarán, denominazione preispanica di Gran Canaria fino al 1483. Il nome con il quale viene identificata varia a seconda della località: El Dragonal, El Draguillo, Dragos. Nel Jardín Canario, nei pressi di Las Palmas, è presente un meraviglioso boschetto di alberi del drago.

     

    Grotte

    Ad Artenara molte persone vivono tuttora nelle grotte scavate nella roccia tufacea, ma le condizioni sono decisamente cambiate rispetto al passato. Si tratta infatti di abitazioni confortevoli, dotate di acqua potabile e corrente elettrica; all’occorrenza possono essere ampliate per creare nuovi locali, ma diversamente da un tempo non è permesso scavare in profondità per evitare ambienti troppo umidi e insalubri. Questa soluzione abitativa presenta notevoli vantaggi per gli isolani: innanzitutto la climatizzazione naturale (caldo d’inverno e fresco d’estate) e in secondo luogo l’assenza di impatto ambientale sul paesaggio.
    Gli antichi abitanti dell’isola usavano queste cavità come case, luoghi di culto, necropoli e magazzini per gli alimenti, come per esempio il Cenobio de Valerón nel Barranco de Guayadeque ad Agüimes.

     

    Pancia dell’asino

    Panza del burro!, letteralmente “pancia dell’asino”, è la definizione che usano gli abitanti dell’isola per indicare la coltre di nuvole portata dai venti Alisei sulla costa settentrionale di Gran Canaria. L’origine di questa espressione deriva dal mondo rurale: l’asino, animale da soma e da trasporto, veniva usato dal suo padrone come riparo ombroso per la siesta di mezzogiorno; nella posizione assunta per il riposino (l’uomo metteva il capo sotto il ventre dell’animale), l’unica cosa visibile era una pancia grigiastra che lontanamente ricordava un cielo coperto di nuvole.

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