Dammi tre parole: Provenza

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    Un viaggio in Provenza è una gioia per i sensi. Candide pareti rocciose su un mare azzurro, fenicotteri rosa e il lilla della lavanda sono un vero piacere per gli occhi, mentre il sapore delle erbe aromatiche e il pesce appena pescato sono una delizia per il palato. Partite alla scoperta di tanta bellezza con la nostra guida e seguite il fil rouge delle tre parole chiave di questo articolo!

     

    Lavanda a Valensole, l'oro della Provenza!
    Lavanda a Valensole, l’oro della Provenza!

    Lavanda, scoprite quella vera!

    Un occhio inesperto può anche non notarlo, ma una differenza abissale separa la lavanda autentica (vraie o fine) – che fiorisce all’altezza di 600 m nel Luberon e sugli altopiani di Valensole – dalla lavandin, un’ibridazione sterile che cresce in fitti cespugli rotondi e della stessa grandezza. Per la medicina e l’industria del profumo contano solo le foglie con il marchio d’origine controllata AOC (Appellation d’Origine Contr.l.e). Invece, per gli ammorbidenti, i sacchettini da mettere negli armadi o i mazzi di fiori secchi, è sufficiente la lavandin che prospera in pianura o addirittura nei campi italiani, ma che dà un profumo quasi sei volte maggiore nel processo di distillazione, nonostante l’inferiore qualità.

     

    Il vento gioca con le nubi nel cielo di Aurel, Provenza
    Il vento gioca con le nubi nel cielo di Aurel, Provenza

    Maestrale, il signore dei venti

    Si tratta del principale vento della Provenza, capace di abbassare sensibilmente le temperature estive in poche ore. Quando porta verso sud l’aria fredda del Massiccio Centrale o delle Alpi attraverso la Valle del Rodano, soffiando a una velocità che può superare i 100 km/h, l’acqua del Mediterraneo si raffredda di un paio di gradi e chi partecipa ai festival all’aperto nelle arene di Orange e di Arles o a quello dell’opera di Aix è costretto a indossare una maglia pesante. Il Maestrale, che può soffiare per più giorni consecutivi, porta via nuvole e smog, ma allo stesso tempo può trasformare piccoli fuochi in grandi incendi boschivi.

     

    Petanque, siete pronti a bocciare?
    Pétanque, siete pronti a bocciare?

    Pétanque, i segreti del gioco più amato

    Visto che gli acciacchi causati dal jeu provenzal gli impedivano di tenere i ritmi dei più giovani, Jules Le Noir inventò nel 1910, a La Ciotat, la variante del gioco delle bocce nota con il nome di pétanque. Invece di prendere la rincorsa per far rotolare la sfera metallica il più vicino possibile al “maialino” (cochonnet), vale a dire il pallino di legno, il giocatore sta con entrambi i piedi fissi al terreno (pieds tanqués, da cui il nome del gioco). Per il resto, le regole non cambiano: vince la squadra che avvicina maggiormente le bocce al cochonnet e chi raggiunge per primo i tredici punti. I tornei principali sono organizzati da quotidiani quali La Provence o La Marseillaise e si tengono a Marsiglia.

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