Dammi tre parole: Santorini

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    Foto © Pedro Szekely (Flickr)

    In mezzo all’Egeo, millenni or sono, si ergeva un monte. Una violentissima eruzione lo fece sprofondare quasi 2.000 anni fa, sotterrò la più antica città europea (c’è chi dice fosse la leggendaria Atlantide!) e finì con il creare l’isola di Santorini, una perla del Mediterraneo fatta di spiagge, paesini candidi, sole, scogli multicolore, case grotta… ma come riunire tutte le caratteristiche di quest’isola in poche righe?
    Noi ci abbiamo provato con tre parole chiave.

    Architettura
    Gli abitanti di Santorini vivono anche sottoterra: fino al terremoto del 1956 le case grotta erano il tipo di abitazione più diffuso. La pietra pomice che compone le pareti del cratere e i bordi delle valli di erosione, infatti, può essere scavata facilmente per creare al suo interno spazi in cui abitare al riparo dal vento e dalle intemperie, al sicuro dai terremoti e soprattutto a prezzi economici. Inoltre, grazie alle sue eccezionali capacità di isolamento, la pietra pomice protegge sia dalla canicola estiva che dal freddo invernale.
    In alternativa a ciò, sin dal medioevo le persone più benestanti abitavano in solide case costruite in pietra e legno di importazione. Questi edifici sorgevano perlopiù sulla sommità delle alture, e con le loro pareti esterne quasi prive di finestre somigliavano alla cinta muraria di una città, come è possibile vedere ancora oggi a Emborió e a Pýrgos. Una volta debellato il pericolo rappresentato dai pirati nel corso del XVIII secolo, e dopo che Santorini entrò a far parte del neonato Stato greco nel 1834, le persone che decisero di trasferirsi sull’isola furono sempre più numerose. A monte delle vecchie case grotta furono erette lussuose abitazioni di più piani in stile neoclassico. A Oía potrete ammirarne diversi esempi.
    Il terremoto del 1956 distrusse buona parte delle ville e delle case di Santorini. I villaggi furono ricostruiti con molto cemento e poca fantasia. Ciononostante, i nuovi edifici con i muri quasi sempre intonacati di bianco e i tetti piatti tipici delle isole Cicladi, solo in alcuni casi sostituiti da volte a botte, sono in perfetta armonia con il paesaggio di Santorini.

    Bianco e azzurro
    Difficile stabilire perché buona parte delle case e delle chiesette di Santorini e delle altre isole greche sono dipinte di bianco e d’azzurro. Gli spiriti romantici sostengono che questi due colori corrispondono a quelli del cielo e delle nuvole, dell’acqua e della schiuma delle onde, insomma degli elementi naturali che caratterizzano il paesaggio ellenico. Altri ritengono invece che il bianco e l’azzurro rimandino alla bandiera nazionale greca: nel XIX secolo gli abitanti delle Cicladi intonacarono le proprie case di questi colori per affermare con fierezza la loro appartenenza alla Grecia appena liberata. A quell’epoca, infatti, le altre isole dell’Egeo erano ancora soggette all’Impero Ottomano, e la Grecia dovette attendere il 1947 perché le venissero restituite Rodi e le altre isole del Dodecaneso.

    Vento
    In estate gli abitanti di Santorini non guardano mai fuori dalla finestra chiedendosi che tempo farà. Le previsioni sono fin troppo scontate: il sole splenderà tutto il giorno e ci sarà un gran caldo. L’unica variante è costituita dai venti che soffiano di continuo ma con intensità variabile.
    In estate prevale il meltémi, che spira da nord. Di mattina è piuttosto debole, ma verso mezzogiorno comincia a farsi più impetuoso, e dopo essersi placato nel tardo pomeriggio, torna a imperversare in serata. A volte nel giro di pochi minuti la bonaccia si alterna a raffiche violentissime, che sospingono le barche verso la riva e sollevano la polvere di pomice dai campi. A temere il meltémi non sono soltanto i pescatori, ma anche i gestori degli stabilimenti: questo vento può diventare così forte da scaraventare in aria ombrelloni, sedie e tavolini.
    Per i turisti invece rappresenta una piacevole sorpresa, poiché mitiga la canicola estiva e rende l’aria così limpida che le altre isole dell’arcipelago appaiono ancora più vicine di quanto non siano.

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