Sardegna, in viaggio con 3 parole

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    Sardegna? Mare, sole, spiagge, scogli.. ma non solo.

    Nora, mosaici romani a un passo dal grande blu

    Per millenni le coste della Sardegna sono state punto d’incontro di popoli, luogo d’integrazione di usi, costumi e culture diverse. La civiltà sarda fiorì soprattutto nell’entroterra, più sicuro delle coste, e fu caratterizzata dalla cultura della pietra, con torri e fortezze, nuraghi, menhir, dolmen, grotte incantevoli scolpite nella roccia. Oggi i sardi sono un popolo molto legato alla tradizione antica ma anche estremamente ospitale. Più di 1800 km di coste invitano agli sport acquatici come la vela, il windsurf, il nuoto, i tuffi; ma anche avventurarsi nell’entroterra e camminare in mezzo alla natura è un’esperienza indimenticabile.

    Quali parole descrivono meglio questa isola dai mille volti? Queste sono le nostre scelte…

     

    Lingua? Certo, il sardo lo è

    Copuletas
    Anche i meravigliosi dolci fanno parte dell’identità sarda

    Donzi populu tenet su derittu a faeddare sa sua limba – ogni popolo ha il diritto di parlare la sua lingua. I governanti hanno sempre incontrato molte difficoltà nel gestire il rapporto tra lingua ufficiale e lingua popolare: ai tempi della dominazione spagnola, chi parlava in sardo era passibile della pena di morte. Nella Sardegna rurale, la maggior parte dei bambini impara tuttora la lingua materna, il sardo, prima dell’italiano, che si apprende poi a scuola e attraverso i mass media. Anche tra loro i sardi parlano la loro lingua, specialmente se nessun estraneo li ascolta. A partire dal 1999, un’équipe di linguisti ha codificato la lingua sarda ufficiale e scritta (frutto di una miscellanea di dialetti sardi) che dal 2006 costituisce la lingua ufficiale dell’isola e si stanno diffondendo sempre più cartelli segnaletici e pagine web con indicazioni in due lingue.

     

    Murales: meravigliosa Orgosolo

    Murales © T. Widmann, guida Marco Polo Sardegna

    Le prime iniziative sono partite da studenti italiani e dal movimento degli Indiani Metropolitani, dopo il 1968: artisti giovani e politicamente impegnati fecero conoscenza con le pitture murali del Messico e del Cile e importarono in Sardegna il termine spagnolo murales. I temi derivavano dal movimento del partito autonomista sardo, dalla protesta sempre più veemente contro la svendita dell’isola a imprese militari e turistiche; ma anche dalla storia della Sardegna, di un popolo che è sempre stato sottomesso, dai duri contrasti tra padroni e braccianti nei paesi di pastori. I testi dei murales, in lingua sarda, e i messaggi sono espliciti e spesso politicamente schierati. Oggi a San Sperate, Serramanna, Villagrande Strisaili, Oliena e soprattutto Orgosolo, i muri delle case raccontano non solo il passato e il presente isolano, ma anche l’attualità internazionale ed esprimono tutta la speranza dei sardi in un futuro migliore, non solo per sé, ma per tutto il mondo. Ora che le opere stanno sbiadendo e scrostandosi, diventano testimonianza storica.

     

    Nuraghe: il mistero dei sardi

    Nuraghe
    Nuraghe, quanti riuscirete a contarne?

    Più di 8000 di queste costruzioni in pietra torreggiano solitarie nel paesaggio. Di molti nuraghi sono rimaste solo le fondamenta, ma altri sono alti fino a 12 metri e arrivano anche a tre piani. Torrioni e cinta murarie molto massicce ne fanno delle vere e proprie fortezze. Sono allineati lungo le dorsali dei monti o ai margini di altopiani, in modo che da ogni nuraghe fossero sempre visibili il precedente e il successivo. Costituivano linee difensive, ancora oggi perfettamente identificabili nei dintorni di Macomer e vicino a Giara di Gesturi. I massi di pietra pesano tonnellate e sono di dimensioni impressionanti.

    L’origine dei loro costruttori, che vennero dal mare intorno al 1800 a.C., è ancora sconosciuta; sappiamo che si trattava di aristocrazie nuragiche, che vivevano in decine di cantoni zonali retti da clan sempre in conflitto tra loro e che, a partire dal 700 a.C., furono sottomessi prima dai Fenici e poi dai Romani.

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