Dammi tre parole: Vienna

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    I gufi del Palazzo della Secessione: attento, ti scrutano!

    «Di questa città mi piace la dimensione umana. È abbastanza grande per offrire i vantaggi di una metropoli, come la ricca offerta culturale e una mentalità aperta, ma è al tempo stesso intima e accogliente»: così si esprime Walter M. Weiss, autore Marco Polo, su Vienna. La capitale austriaca vive di un dualismo che le sue parole sintetizzano molto bene: rigore e maestosità asburgiche, desiderio di divertirsi e di condividere tutt’altro che compassato.

    E per “allargare” il nostro sguardo sulla capitale, non c’è due senza tre: ecco un trittico di parole chiave per capire l’essenza di quella meravigliosa città che è Vienna.

     

    Multiculturalità

    Il carattere contraddittorio dell’animo viennese si esprime chiaramente nel rapporto verso gli stranieri, che rappresentano circa il 18% della popolazione. Da un lato la deriva xenofoba di alcuni partiti e associazioni trova spesso terreno fertile nella capitale. Ma dall’altro, invece, è sufficiente posare lo sguardo sulle strade e sui mercati della città per rendersi conto della pragmatica tolleranza con cui gli immigrati sono inseriti nel tessuto sociale. Greci e turchi, arabi e iraniani, croati e serbi riempiono i mercati, i locali e le scuole, e le seconde generazioni allungano le vocali come da dialetto locale: i viennesi sono particolarmente orgogliosi della capacità di accoglienza della capitale, la più alta in proporzione alla popolazione di tutta Europa.

     

    Steffl

    L’amore dei viennesi per il proprio maestoso duomo è giustificato dalla sua sontuosa eleganza. Il grande architetto Adolf Loos lo definì, probabilmente a ragione, “il più maestoso del mondo”, e Stephansdom incute di certo soggezione: torre meridionale di 137 metri; la campana, Pummerin, di 21 tonnellate; 56 membri della famiglia reale Asburgo sepolti nella Cripta Imperiale; 250.000 tegole che disegnano gli stemmi dell’Austria, di Vienna e degli Asburgo. Costruito in più fasi – dal XII secolo al tardo XVII – vive di ricordi bellici più o meno felici: Pummerin è stata costruita con il piombo fuso dei cannoni dopo il secondo assedio turco (1683), mentre l’elaborata copertura del tetto fu restaurata con cura dopo il bombardamento del ’45.

     

    Sezession

    Pochi movimenti artistici suscitarono sentimenti altrettanto contrastanti: la Secessione, in particolare nella sua versione viennese, ha rivoluzionato il concetto di bellezza coinvolgendo pittura, architettura, poesia e musica. Il Palazzo della Secessione, con la sua emozionante cupola dorata, fu costruito tra il 1897 e il 1898 dal giovane architetto Joseph Maria Olbrich, allievo di Otto Wagner, e ospita il meraviglioso Fregio di Beethoven: è impossibile rimanere indifferenti osservandolo nella sua potenza espressiva. Non per nulla il movimento puntava, attraverso le opere di Klimt, Schiele e Kokoschka, a rappresentare le tensioni dell’universo interiore che ciascuno porta con sè. I gufi di Moser sul lato dell’edificio sapranno scrutare nella profondità della vostra anima: sarà difficile ricordarsi che si tratta solo di semplici statue.

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