Direzione Mongolia: la diretta di Renata

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    Altri chilometri macinati verso la meta: Renata, con il suo magic team tutto al femminile (sono due ragazze e una macchina femmina), ci racconta un altro pezzo del suo viaggio verso la Mongolia!

    6620km, e finalmente siamo negli “Stans”

    Sono oramai più di 2 settimane che siamo in viaggio, anche se a volte mi sembra di essere via da mesi talmente tante cose sono capitate in questi ultimi giorni. Siamo passati da una religiosissima Turchia (il nord) ad un liberale Turkmenistan, anche se io credo che chiunque si aspetti il contrario. Ma tra questi due paesi ce ne sono di chilometri!

    Monastero Sumela

    Il nord della Turchia si affaccia sul Mar Nero. Ci sono delle strade costiere a precipizio sul mare, delle calette solitarie e degli abitanti davvero gentili e simpatici, mi sembra che questo sia un buon riassunto. Abbiamo percorso 1200km lungo la costa e abbiamo davvero apprezzato lo scorcio di questa nazione, anche se non tutto è filato liscio. Sandy viaggiava troppo veloce, e si è presa una multa. Ma alla ricerca di un ufficio dove pagare questa multa, abbiamo incontrato tanti poliziotti estremamente gentili e che avrebbero fatto di tutto per aiutarci, persino invitandoci a stare da loro per la notte (ma abbiamo preferito l’albergo) o accompagnandoci in giro per la città alla ricerca dell’ufficio giusto. Un altro giorno non ci siamo rese conto che la strada che ci ha portate verso una bella caletta dove abbiamo mangiato era molto in salita e quindi anche con la mia più buona volontà non sono riuscita a riportare Versina sullo stradone principale (era anche sterrata e con delle grosse buche, a dirla tutta). Nessun problema, abbiamo fermato un paio di macchine (tra cui una belga, e c’era un ragazzo che vive nella mia stessa strada!) che non hanno esitato ad aiutarci e riportarci sulla retta via. Poi posso raccontare del guardiano del campeggio dove ci siamo fermate, che vedendoci cucinare riso in bianco e pomodori (non avevamo trovato nulla di veramente commestibile all’unico negozio aperto nei dintorni), ha pensato di condividere la sua cena con noi. E’ periodo di ramadan adesso e i ristoranti sono quasi tutti chiusi per cena perché la gente si ritrova in famiglia per mangiare dopo 17 ore di digiuno. Questo mi porta alla sera dopo a Trebisonda dove abbiamo partecipato ad un Iftar (il primo pasto della giornata dopo il digiuno) con due ragazzi: abbiamo aspettato il canto del Muezzin alle 20.00 per vedere tutti buttare giù avidamente un bicchiere d’acqua e buttarsi sul cibo…in 10 minuti tutti erano già via, finalmente a godersi la serata tra le vie della città. E per finire parlerei della “nonna” che ci ha viste mangiare riso e pomodoro (quello della sera prima!) in una stazione di servizio e che senza parlare una parola di una lingua a noi conosciuta, ha cercato di servirci il chai (te – ma non è stato possibile, sempre per il ramadan…), e ci ha baciate ed abbracciate, ha cercato di capire chi siamo e si è seduta li di fianco a noi sorridendoci e poi benedicendoci quando siamo partite. Per la prima volta abbiamo anche fatto un po’ di turismo… vicino a Trebisonda c’è un monastero (Sumela) che è abbarbicato su per la montagna: bellissima la strada per arrivarci, bellissimo il sentiero fino all’entrata, affreschi molto vecchi ma ben tenuti  e da lassù panorama spettacolare.

    Lunedi 23 luglio siamo entrare in Georgia…che differenza, per lo meno a Batumi! Batumi è la prima città che si incontra entrando in Georgia, è sul Mar Nero ed è…una piccola Dubai (tanto per dare una idea…ma piccola piccola!). Ci sono tanti nuovi grattacieli, tanti in costruzione, entro il 2012 ci sarà una Tramp Tower, ci sono palme che di notte sono illuminate in vari colori, c’è una grande passeggiata con vari bar chic, ci sono delle fontane che giocano con la musica e ci sono degli stabilimenti balneari come da noi in Liguria. E tutti sono vestiti all’occidentale, tantissimi al mare in bikini: e dire che giusto prima della frontiera non ci sono quasi spiagge e quelle che ci sono vedono uomini che accompagnano bambini e assolutamente nessuna donna. Che differenze… Batumi ci è piaciuta…la cosa più strana? Un chioschetto che sembra una macchinetta per stampare le foto digitali ma che in realtà è una “pay station” dove si possono pagare online le varie bollette, ricaricare il telefono e persino pagare la lavanderia!!!

    Il cibo georgiano mi è piaciuto…sarà perché adoro il formaggio soprattutto quando è fuso…il piatto tipico si chiama khapachuri ed è una specie di

    Buon khapachuri a tutti

    pizza con formaggio, con varie varianti tipo con tanto di uovo e burro, a simile ad una focaccia di recco (ma sicuramente meno buona) o ad una grossa crocchetta con fecola di patate: colazioni, pranzi e cene a base di formaggio…meno male che in Georgia siamo state solo 3 giorni!

     

    Le spiagge georgiane non sono tutte così fashion…il giorno dopo abbiamo apprezzato una spiaggia di sabbia nera, molto meno organizzata e molto più georgiana vera, famiglie con bimbi e salvagenti, castelli di sabbia, 40 gradi e così via…

    Ma purtroppo non potevamo stare in spiaggia a lungo, ancora troppa strada davanti a noi. Strada…qui si che c’è qualcosa da dire…Le strade in sé sono piuttosto buone e scorrevoli ma…bisogna fare attenzione alla mucche: ce ne sono tantissime ed adorano stare in mezzo alla strada, ed ovviamente lanciarsi davanti a te quando tu stai arrivando. Fortunatamente siamo riuscite a schivarle tutte!

    In Georgia abbiamo finalmente visitato qualcosa. Nei dintorni di Kutaisi ci sono due chiese risalenti all’anno 1100, una piuttosto rifatta l’altra meno ricostruita ma proprio per questo più carina, posizione invidiabile, e qualche grado in meno, ci voleva.

    Chiesa vicino a Kutaisi

    Per la notte ci trattiamo bene, hotel con aria condizionata e persino 4 letti…sembra che ci sentissimo che da quel momento in avanti avremmo passato un tot di notti insonni o quasi.

    La Georgia è famosa perché è la patria di Stalin…anche se possiamo dire che non è stato solo un benefattore, a Gori in Georgia lo adorano ancora e gli hanno costruito un museo: foto, busti, un mausoleo, il suo treno personale, foto di chi ci ha vissuto attorno come i suoi maestri per esempio…beh non potevamo non fermarci ma non ci ha molto impressionate. Io volevo vedere le montagne, il Caucaso, e così ci siamo avventurate verso nord, verso la Russia (tralasciando l’Abkazia e il Sud Ossezia…terre calde!). Bellissimo. Montagne verdissime, una diga, gente sorridente, paesaggi immacolati, resort di montagna in costruzione per i turisti russi, ghiacciai in lontananza…e finalmente un’altra macchina del rally: ah, ma allora esistono, era una settimana che non ne incontravamo una! Per la nostra ultima serata in Georgia abbiamo scelto Tbilisi e un ostello dove abbiamo trovato lo spirito dei backpackers, dei rallisti, una ragazza di Torino e lo spazio per fare finalmente un po’ di tagliatelle: 9 porzioni mangiate in compagnia, grande idea davvero.

     

    Giovedi era ora di passare in Azerbaijan, arrivare a Baku in tempo per le 9 del mattino di venerdi per fare il visto Turkmeno….dico solo che ci siamo arrivate giuste giuste… ma di questo parlerò la prossima volta…ora devo andare alla scoperta di Asghabat!

     

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