Intervista con il blogger: Asia estrema

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    Tra i viaggiatori che preferiamo c’è la categoria di chi osa: chi gira quell’angolo, chi entra da quella porta, chi assaggia senza paura. Quando poi questi temerari diventano blogger dalla penna sciolta cresce la voglia di ospitarli sul nostro blog: Paola Annoni, attraverso il suo scusateiovado.com, racconta la sua nuova vita zaino in spalla, sempre più lontano dalle nebbie della Pianura Padana. Per il blog Marco Polo, Paola racconta il suo splendido viaggio in Asia attraverso Cina, Giappone, Thailandia e Cambogia.

    Raccontaci in poche parole chi sei e il tuo blog.

    Paola a lezione di cucina cambogiana
    Paola a lezione di cucina cambogiana

    Solitamente la gente comincia a identificarsi col proprio lavoro, ma in questo periodo, in cui il lavoro convenzionale l’ho mollato, posso dare le definizioni reali di chi sono: viaggiatrice con la mania della penna, drogata di libri e amministratrice di libridiviaggio.it, assaggiatrice di qualsiasi cibo che non sia italiano, una curiosa cronica della vita, orgogliosa di essere un misto italo-spagnolo. L’idea del blog e del viaggio è nata in una sera in cui ho dovuto fare 80 km nella nebbia densa della val Padana, di notte, per recuperare mio padre in panne con la macchina. In quel momento ho capito “il mio posto non è qui”, e ho cominciato a sognare in concreto la partenza. Il nome? Una presa in giro di una mia cara amica e collega: “Tanto lo so che un giorno ci guardi, molli tutto alla scrivania dicendo solo “scusate io vado” e dopo un’ora sei a Malpensa”. E più o meno così è stato.

    Di quale destinazione ci parli? Cosa ti ha colpito di più, per cosa la ricorderai?

    Il mio ultimo giro ha incluso Thailandia, Cambogia, Cina e uno splendente Giappone in fiore. La sorpresa? Senza dubbio la Cina! Sono partita con tantissimi pregiudizi e mi sono trovata davanti città straordinarie, curate, molto spesso pulite e ordinate. Passeggiare sulla grande Muraglia è un’esperienza da provare nella vita, rendersi conto che Shanghai è una New York low cost, passeggiare tra le vie del 798 (il quartiere artistico di Pechino)… ci si potrebbe passare una vita e non vedere mai tutto! I cinesi sono piuttosto antipatici, ammettiamolo, ma evidentemente tra i fornelli sono molto bravi. La cosa che mi ha colpito di più? Senza dubbio il cibo, che non ha nulla a che vedere con quello che mangiamo noi qui. È buonissimo, e le porzioni sono davvero spropositate.

    Il locale caratteristico dove mangiare tipico (e cosa si mangia!)

    Il "ristorante" Suda
    Il “ristorante” Suda

    Se posso, ne consiglio uno in ogni posto, low budget e memorabile. In Thailandia a Bangkok, proprio di fronte all’ipermoderno Terminal 21 (anche i bagni sono da vedere!), nella strada perpendicolare, c’è un locale dall’aspetto malandato, ma, detto da una thailandese, è il miglior cibo della città. Il nome del locale è “SUDA”: devo ammettere che mi sono commossa davanti al pollo cotto nelle foglie di palma e il green curry è stato il migliore mangiato in vita mia, e, ovviamente il prezzo era basso (circa 5 euro a testa). In Cambogia è tutto low price: a Battambang ho optato per il vegetariano nel locale consigliato dalla Lonely Planet proprio di fronte alla stazione degli autobus, accanto al distributore (è introvabile altrimenti!), e per zuppa di tofu e green curry bevendo acqua e cocco fresco la spesa totale è stata di circa 2 euro. Merita! In Cina, a Shanghai, senza dubbio il Sichuan Citizen (nella zona della concessione francese): cibo ottimo e abbondante (si rimane un po’ perplessi trovando delle cotolette, tra i piatti tipici… e, in effetti, lì lo sono!), zuppe, pollo con verdure piccante e ovviamente il basil drop, il cocktail che nel locale bevono tutti, a base di basilico, succo di limone, zucchero e vodka: buonissimo! Per il Giappone… i miei consigli low cost sono comunque… non low cost! Il sushi a Tokyo dicono sia il migliore, ma i prezzi sono esorbitanti. Il miglior piatto mangiato a un prezzo contenuto? Il ramen! Nella capitale, a Shinjuku si trova il miglior ramen di tutto il Giappone, quello dell’Hakata-Tenjin (Kabuki district, sulla Yasukuni Dori riconoscibile per l’insegna con un felice maiale che ride appoggiato su una ciotola di zuppa). Io che amo provare e cambiare… ci sono tornata quattro volte!

    Un posto particolare dove dormire (e magari economico)?

    In Cambogia, come già detto, è tutto low cost: a Siam Reap ho dormito alla Victory guesthouse, camera gigante con bagno, pulita e silenziosa per 15 euro (totale per tre notti). Il problema è in Giappone, dove i prezzi sono folli. Se si viaggia da soli, non è difficile trovare uno dei tanti capsule hotel, in cui il costo si aggira intorno ai 30 euro a persona: sono puliti e con tutti i servizi. Attenzione! Non tutti accettano le donne! In Cina ci si può trattare bene spendendo poco. Le mie scelte? Il Mingtown Suzhou International hostel a Suzhou (15 euro la camera matrimoniale, nel contesto meraviglioso di un’antica casa cinese accanto a un canale dove anche il letto era “storico”), ad Hangzhou il Wushanyi International Youth Hostel (20 euro la matrimoniale con bagno in camera), che non ha nulla da invidiare a un hotel. Poi si possono anche fare follie, come scegliere un Holiday Inn 5 stelle a Datong, con king size  bed e vasca da bagno navigabile per 50 euro… ma questo non è low cost!

    Il consiglio low budget (meglio se gratis)?

    Chissà cosa sarà? Un aiuto: è in Cina...
    Chissà cosa sarà? Un aiuto: è in Cina…

    Come si dice “le cose belle della vita sono gratis”, e soprattutto in viaggio, ed è un pensiero che condivido! Così come amo i posti in cui le strade non hanno ancora visto il cemento, vado pazza per le città futuristiche come Tokyo o Shanghai, e cosa c’è di meglio che guardarle dall’alto? Peccato che ci sia un simpatico business dietro e per salire sui grattacieli più alti il costo del biglietto può arrivare anche a 7/8 euro! Se vi accontentate dei cinquantesimi piani per chiedere qualche informazione senza salire di più (di solito “a metà” si trovano hall di hotel o di ristoranti), nessuno vi vieta di farlo! Così a Shanghai si può salire nella hall della Jin Mao Tower (88 Century Avenue, Pudong), avere un piccolo infarto perché un caffè costa 7 euro, fare un po’ di foto, rubare una penna in bagno e scappare; così a Tokyo si può salire a chiedere informazioni per il brunch domenicale (un’esperienza pazzesca, ma bisogna tenere un low profile per almeno tre giorni per poterselo permettere!) al New York Grill del Park Hyatt (l’hotel dove hanno girato Lost in translation) e godersi la miglior vista su Tokyo che potete sognare.

    Dove si può passare una serata alternativa?

    Non sono appassionata di locali notturni, ma di aperitivi e cene direi proprio di si! Se si vuole respirare un po’ di Cina vera, basta andare vicino alla zona di Nanluogu Xian a Pechino (evitando totalmente la via principale che è terribilmente turistica, dove ci sono localini ed hútòng caratteristici ma ricostruiti e ristrutturati!), e camminando sulla via che dall’uscita della metropolitana porta a questo celebre quartiere della capitale si può passare una serata tra persone di tutte le età, stretti in queste stanzette che hanno tutta l’aria di weinstube tedesche, e in cui si mangiano spiedini e si beve birra a prezzi veramente ridicoli (circa 10 spiedini, un piatto di frutta e due birre da 66 cl… 7 euro!). Un piccolo appunto: i menu sono SOLO in cinese, quindi bisogno alzarsi e puntare il dito nel piatto degli altri per farsi capire, sotto gli sguardi perplessi di tutti. Ne vale la pena.

    Il souvenir imperdibile da portare con sé a casa?

    L'isola sacra di Miyajima, Giappone
    L’isola sacra di Miyajima, Giappone

    Magliette per tutti, anche se pesano nello zaino: non vanno buttate, non sono trash, non rischiate di portarvi del peso per dei regali che nel giro di 20 minuti potrebbero diventare oggetto di arredamento per il bidone della spazzatura. Il mio personale souvenir? Sassi. Sarà un po’ stucchevole, ma da ogni posto in cui vado porto a mia mamma un sassolino, che andrà a fare compagnia a tutti gli altri raccolti in giro per il mondo in un unico grande vaso. E confesso una cosa, che so bene che “non si fa”: anche un pezzettino dell’Angkor Vat è in quel vaso.

     

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