Lungo la Via della Seta: viaggio tra mito e realtà

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    Nomi leggendari, città da sogno e deserti da incubo. Popoli, paesaggi, cieli sterminati e misteri. A quasi 800 anni dal viaggio di Marco Polo, torniamo sulla Via della Seta. Più che un percorso, ci aspetta una ragnatela di traffici e commerci ramificata e attualissima. Come orientarsi? In un’epoca in cui da Venezia passano soprattutto navi da crociera e il Milione si può leggere in digitale, ci siamo divertiti a scegliere le nostre tappe fondamentali.

    La Via della Seta tra Cina e India
    La Via della Seta tra Cina e India

    Hamadan, Iran: la capitale dei tappeti

    Il grande storico greco Erodoto la citava come Ectabana e questa è solo una prova della sua antichità e del suo blasone. La rotta persiana della Via della Seta passa sicuramente da qui, ancora oggi, perché Hamadan è riconosciuta come la capitale mondiale dei tappeti. Tuttavia, non solo i commerci vi aspettano da queste parti. Come sempre affari e sapere si danno il braccio, visto che qui è sepolto il grande filosofo arabo Avicenna, venerato nel Medioevo per i suoi lavori su Aristotele e gli studi di medicina.

     

    Samarcanda, Uzbekistan

    Madrasa di Samarcanda
    Madrasa di Sher-Dor, Samarcanda

    D’accordo, la canzone di Vecchioni ha dato un contributo fenomenale alla fama di Samarcanda, ma ciò che vi lascerà un ricordo indelebile è soprattutto la sua bellezza. Siamo in Uzbekistan, in Asia Centrale, e circa 2000 km di polvere e vento ci separano da Hamadan, già così remota nell’immaginario. «Samarcan è una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini», racconta Marco Polo nel Milione. Lo è ancora oggi, tanto che l’Unesco ha deciso di tutelarla. Godetevi i mosaici delle sue Madrase, ricchi di arte e sapienza, e ringraziate di non avere alcun appuntamento col destino, come nella canzone…

     

    Alma Ata, Kazakistan

    Almaty, tra una corona di montagne
    Almaty, tra una corona di montagne

    Ancora uno ‘stan’, questa volta il Kazakistan, ancora una repubblica che fino al suo crollo fece parte dell’Unione Sovietica. E ancora più Oriente, perché da Samarcanda ad Alma Ata (o Almaty) sono oltre mille chilometri, quasi tutti in direzione est. Qui l’atmosfera è decisamente russa. Osservando la Cattedrale dell’Ascensione sembra di trovarsi in una favola di Afanas’ev. Il luogo è remoto, ma non privo di dolcezze. Il suo nome significa ‘il posto delle mele’ e per un antico mercante sarà stato un piacere passarci, anche in considerazione delle difficoltà del lungo viaggio. Nel deserto, per esempio…

     

    Taklamakan, il mare della morte

    Taklamakan, un mare di sabbia
    Taklamakan, sabbia senza scampo

    Abbiamo detto deserto? Eccone uno in grande stile. Ovviamente l’obiettivo dei carovanieri era di non finirci o di starci il meno possibile, perché la distesa di sabbia del Taklamakan, che oggi si trova nella regione uigura dello Xinjiang cinese, a nord dell’India e a ridosso del Tibet, non lascia molto scampo, oggi come allora. A nord e a sud, però, si trovavano alcune città oasi e quindi il rischio di sbagliare la rotta e di finire letteralmente insabbiati era alto, oltre che mortale. E sì, perché in lingua uigura Taklamakn significa ‘luogo da cui non si torna’.

     

    Grotte di Mogao, Paese di Mezzo

    L'ingresso alle Grotte di Mogao, Cina
    L’ingresso alle Grotte di Mogao, Cina

    Voliamo ancora più a est, per uno degli incontri culturali più suggestivi della Via della Seta. Rotta sulle Grotte di Mogao, provincia di Gansu, Cina. Siete pronti ad una manifestazione tipicamente orientale dell’iperbole e dell’innumerevole? Sì, perché le grotte sono un sistema di 492 templi rupestri, che si sviluppa in una cavità estesa per circa 1600 metri. Questa meraviglia iniziò a essere scavata e scolpita intorno al IV secolo dopo Cristo, ma venne scoperta dall’Occidente solo all’inizio del XX secolo. Tempi duri per la conservazione dei beni culturali e infatti molti reperti furono ‘asportati’ e trasferiti al British Museum. Compresa la Sutra del Diamante, considerato il più antico documento a stampa del mondo: risale al 868 d.C. , 600 anni prima di Herr Gutenberg. Lo trovate alla British Library.

     

    Fiume Giallo, totem della Cina

    I tipici colori del Fiume Giallo
    I tipici colori del Fiume Giallo

    Parlare del Fiume Giallo significa, semplicemente, parlare della Cina. Perché lungo le sue anse, favorita dalle sue acque ricche di loess (il fertile limo giallo che dà il nome al fiume), si è sviluppata la cultura han, destinata a prevalere nel paese. La direttrice principale della Via della Seta di solito attraversava il fiume nei pressi di Lanzhou, nella provincia di Gansu. Questa metropoli di oltre 3 milioni di abitanti si trova nel mezzo del Paese di Mezzo ed era nota un tempo come La città dorata, per i proficui commerci che vi fiorivano.

     

    Xi’an, la capitale dei secoli

    Xi'an, l'esercito di terracotta
    Xi’an, l’esercito di terracotta

    Raccontare questo viaggio senza passare da Xi’an sarebbe come girare per l’Impero romano senza passare per Roma. Benvenuti in una delle città più gloriose d’oriente, capitale per 11 dinastie e considerata dagli storici il punto di partenza della Via della Seta. L’atmosfera che si respira è cosmopolita, tanto che a Xi’an si trova la Grande Moschea, l’unica in Oriente a mostrare un sublime intreccio tra architettura islamica e cinese. La fama della città, però, è dovuta soprattutto al ritrovamento della tomba dell’Imperatore Quin Shihangdi e al suo Esercito dei Guerrieri di Terracotta. Questo tesoro archeologico risalente al III secolo a.C. ha riposato per secoli indisturbato, fino al 1974, quando fu ritrovato casualmente da un contadino che scavava un umile pozzo.

     

    Khanbaliq, Marco Polo e Kubilai Khan

    L'incontro tra Marco Polo e Kubilai in un dipinto medievale
    L’incontro tra Marco Polo e Kubilai in un dipinto medievale

    Ci vorrebbe la penna di Italo Calvino per descrivere l’incontro tra Marco Polo e Kubilai Khan, il fondatore del primo impero cinese della dinastia Yuan. Per fortuna, per ritrovarla basta rileggere Le città invisibili, il romanzo combinatorio nel quale il grande scrittore immagina che Marco Polo racconti a Kubilai le 55 città del suo regno, ben sapendo che «d’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.» Nella realtà, e più prosaicamente, possiamo accontentarci di sapere che l’ultima tappa del viaggio di messer Polo, la mitica Khanbaliq dove il veneziano incontrò il Grande Cane dei Tartari, esiste davvero. È l’odierna Pechino, ma qui la nostra ragnatela di luoghi e incontri si disperde. Impossibile seguirla, troppe ruote di bicicletta l’hanno cancellata.

     

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