Metti un sabato a Londra

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    Eccomi qui a raccontarvi dei miei spostamenti di sabato scorso a Londra.

    Come già avevo scritto, la mattina l’ho passata al Natural History Museum, che si trova a South Kensington.
    Forse non si tratta del museo più famoso di Londra e proprio per questo l’ho scelto.
    Mi piaceva l’idea di inserire un museo nel mio viaggio per poterne parlare con voi e come tutti sapete, Londra offre la possibilità di vedere gratuitamente alcune delle più belle esposizioni artistiche al mondo, però il tempo non mi permetteva di girarle tutte (in effetti neanche in un mese avrei potuto!) e quindi ho scelto questo museo che tratta la storia della nostra Terra fin dalla sua nascita.
    Il museo è veramente enorme e se devo essere sincera non sono riuscita a girarlo tutto, inoltre essendo sabato, era piuttosto affollato.
    Quello che ho molto apprezzato del Natural History Museum è il suo essere interattivo, infatti tutto il percorso nel museo è caratterizzato dalla possibilità di fare approfondimenti cliccando su degli appositi pulsanti, guardare filmati, toccare quando consentito gli oggetti esposti.
    Per i bambini è sicuramente un luogo fantastico dove non annoiarsi mai, proprio perché c’è spazio per la loro curiosità.
    Per me l’aspetto triste è stato vedere cosa abbiamo fatto e stiamo facendo alla nostra Terra, quanti animali si sono estinti per colpa dell’uomo e quanti sono a rischio ancora oggi.
    L’ecologia è un argomento sempre più di moda ma ben pochi sanno realmente cosa significhi vivere verde o si rendono conto di quanto oggi sia diventata quasi una via obbligata e non più una scelta.
    Londra, come tutte le città cosmopolite, tende la mano alla “green life” e come ho potuto vedere, vi si trovano anche le prime catene di fast food bio.
    Avrei voluto avere più tempo per approfondire l’argomento, magari visitando qualche negozio di abbigliamento biologico o i mercatini dei produttori. Il nostro futuro è oramai legato a parole come biologico, biodinamico, chilometro zero, risparmio energetico…non penso che abbiamo altre strade possibili per invertire il catastrofico ciclo avviato da noi stessi che sta portando la bellissima Terra dove viviamo verso il soffocamento.

    Dopo il museo sono andata a Brixton e su questa zona di Londra famosa per il suo passato violento, voglio spendere due parole.
    Brixton è stato per lungo tempo un quartiere pericoloso, il “ghetto nero” di Londra famoso per gli scontri razziali degli anni ’80 tra la polizia e la comunità nera che finirono con feriti e morti.
    Da qualche anno si parla di una riclassificazione di tutta l’area con l’apertura di nuovi negozi, bar, esposizioni artistiche e con un crescente aumento del prezzo degli immobili.
    La comunità caraibica a prevalenza giamaicana è la percentuale di popolazione più alta ma in questo quartiere si trovano portoghesi e sud americani, italiani, indiani e asiatici in genere, e quindi si può dire che rappresenti Londra anche più di quartieri centrali ben più famosi perché oggi Londra è questo, un insieme di colori, lingue e religioni diverse che convivono nella stessa strada.
    I numerosi rasta che vivono e lavorano nella zona, però, tendono a non essere particolarmente aperti con i turisti anche se a differenza di anni fa quando essere bianchi e avere una fotocamera in mano poteva creare molti problemi, oggi si può camminare relativamente tranquilli, anche se fare foto e filmati nella zona sembrava irritare molto gli abitanti e mi sono sentita dire più volte in tono più o meno minaccioso di non riprendere.

    Il mercato di Brixton però è talmente bello e colorato che solo quello vale il viaggio e il rischio.
    Ho apprezzato tantissimo anche il “Brixton Village“, piccolo centro commerciale al coperto costituito da deliziosi negozietti di artigiani e designer di tutte le nazionalità vicino a ristorantini per tutti i gusti e tasche.

    Qui ho conosciuto Giovanni e nella sua bella gelateria artigianale aperta da appena un mese, ho potuto bere un buon caffè espresso (niente a che fare con quello che catene come Costa o Starbucks spacciano per espresso) e fare due chiacchiere, così ho scoperto che lui vive a Londra da ormai 16 anni e che trova Brixton un bel quartiere tanto che qui ha deciso di aprire la sua attività, inoltre mi ha spiegato che Londra per chi volesse viverci, offre molte opportunità di aprire una propria attività perché la burocrazia e quindi i costi di apertura, sono decisamente inferiori rispetto all’Italia.

    Prima di cena sono tornata in centro e presa da uno strano impulso ho ripercorso una passeggiata che avevo fatto molti anni prima e che per quanto è classica non avevo proprio preso in considerazione: da Westminster sono arrivata fino al London Bridge tutto lungo Tamigi ed è stato estremamente piacevole, forse anche perché Londra mi ha regalato una giornata di sole senza una nuvola e quindi trovarmi al tramonto sulla riva del fiume ha avuto un fascino particolare.
    La rifarei sicuramente!

    Sarah

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