Mongol Rally: completato!

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    Montagne, deserti, fiumi… in una parola: Mongolia

    Renata è arrivata a Ulaanbaatar, e questo è il suo ultimo resoconto di viaggio.

    Grazie per averci fatto viaggiare sui sedili polverosi della tua macchina attraverso l’Asia Centrale e.. avanti con una nuova avventura!

     

    Entrare in Mongolia non è stata una passeggiata. Versina doveva essere importata in Mongolia e per fare questo gli organizzatori del rally dovevano fare un pagamento alla dogana che poi doveva preparare i documenti ufficiali. Insomma, conoscendo la volatilità della burocrazia dell’Asia centrale non ci aspettavamo di fare il tutto in un paio d’ore… Alla fine noi siamo stati fortunati ed in dogana siamo rimasti solo 23 ore, altri team sono rimasti 3 giorni…

    The car

    Eravamo a 2600m, all’interno della frontiera mongola, un recinto con battuto di cemento per contenere tutte le macchine e le tende dei rallisti, ce ne erano 25 quando siamo arrivati noi. Il morale era alto anche se faceva piuttosto freddo: la notte prima aveva fatto un acquazzone tremendo e la notte dopo è nevicato…noi ci siamo accontentati di dormire a zero gradi, i miei piedi erano congelati. Ma è stata un’esperienza, incontrare i vari team, condividere storie, cibo (ho fatto di nuovo le tagliatelle, oramai non mi ferma più nessuno), fare un po’ di festa la sera, parlare di vita, cercare di non andare in bagno perchè davvero puzzava, passare la frontiera a piedi per andare a comprare buuz (dumplings – tipo i ravioli cinesi), acqua o pane, giocare con l’elicottero telecomandato o guardare i ragazzi che si fanno la doccia con l’acqua ghiacciata.

    Ci siamo..tutti o quasi

    Conoscere gente nuova e ritrovarsi a lasciare la frontiera in convoglio con altri 2 team, i “2 go of nothing” (si va di nulla, ragazzi fiorentini) e “dances with yaks” (Dave inglese, da solo con la sua Jimny), alla scoperta dei 1800km che ci separavano da Ulaanbaatar. Ci abbiamo messo 6 giorni, guidando una media di 8/10 ore al giorno, sembra incredibile, no? una notte siamo stati in una ger (le famose tende rotonde mongole), una notte in uno squallido albergo e per il resto abbiamo campeggiato lungo le strade (se le possiamo chiamare così) o sulla riva di un lago, in mezzo al nulla o con altri team incontrati per la strada.

    Cosa sono questi 1800km? Montagne, gli Altai, gli stessi che abbiamo attraversato in Russia. Neve sulla cresta, non molto alti, vuoti, deserti, nessun albero, verdi o marroni o qualsiasi colore nel mezzo.

    Oppure deserto: marrone o verde, sabbia o cespugli, km e km di nulla, non un villaggio, non una ger.

    …Mongolia!
    ..attraversare ponti

    Oppure fiumi: da larghi un metro e profondi 5cm a larghi 50m e profondi mezzo metro. E nessun ponte per attraversarli: allora tutti fuori dalle macchine, piedi in acqua per capire dove si attraversa meglio e via Versina che li attraversa facendo spruzzi di contentezza (nostra quando arrivata senza problemi dall’altra parte). O trainati da un trattore, l’acqua che arriva oltre il fondo delle porte ma Versina è mitica e non è entrata nemmeno una goccia.

    Oppure ger: le case dei nomadi mongoli. Sono di almeno 5m di diametro, sono rotonde, struttura di legno (di solito colorato di arancione), cerchio centrale in alto per fare entrare la luce o uscire il fumo del camino, ricoperte di strati di feltro per lasciare fuori il freddo ed il

    …sfidare il fango

    vento. Costano dai 500 euro in su, e si possono smontare e rimontare in meno di una giornata. Sono le loro case, contengono i letti, la cucina, il lavandino in un tuttuno. Ne abbiamo viste tante in via di montaggio o smontaggio, oppure caricate su dei camioncini per il trasloco, riconoscibili per il cerchio centrale sempre in alto.

    Ger Mongola

    Oppure le strade non strade. Se erano già state dure le strade uzbeche o kazake, quelle mongole sono un’altra cosa. Per prima cosa non sono nemmeno strade: sono piste  create dal passaggio delle macchine, sono buchi, sono dossetti che fanno vibrare più del power plate, sono dislivelli che sei sicuro la macchina non riuscirà a passare (ma che alla fine ce la fa), sono pietruzze e pietre, sono piste che ti portano fuori strada e meno male che hai la bussola che ti dice stai andando a sud (verso la Cina) invece che a est. Sono strade che “mangiano la tua macchina” come ha detto un team arrivato al traguardo. Ne stanno costruendo di asfaltate, il Mongol Rally perderà il suo charme quando sarà tutto asfaltato nel 2014, ma con le escursioni termiche di queste zone quanto durerà l’asfalto?

    Incontri

    Oppure i problemi alla macchina. Noi sono una ruota bucata. Ma vari team in situazioni davvero pesanti. Gli inglesi che si sono capottati e le cui finestre non esistevano più. Gli australiani senza ammortizzatori. Gli inglesi con la coppa dell’olio bucata. I canadesi (che si sono fidanzati in Turkmenistan!) a cui i collegamenti elettrici erano partiti (ma io gli ho suggerito di cambiare i fusibili ed ecco che tutto funzionava di nuovo, mitica!). I fiorentini con il motore che penzola e che ha rotto la cinghia della distribuzione. Le Panda bloccate. I Jimny che perdono olio. La solidarietà tra i team per cercare di aiutarsi ed arrivare tutti al traguardo. Noi siamo stati un pomeriggio intero ad aiutare Sam e Andreas ad aggiustare la loro 600, purtroppo non è servito a nulla e la macchina è rimasta a Khovd ed i due ragazzi sono arrivati a UB dopo 50 ore di bus. Petter il norvegese che doveva essere assolutamente a UB nel weekend per tornare al lavoro ed il suo team che lo aveva raccolto dopo un incidente in Kyrgyzstan con la macchina ferma. E allora Dave lo prende su sulla Jimny e Petter arriva con noi al traguardo. Era questo che avrei voluto avere fin dall’inizio, convoglio di 3/4 macchine con cui condividere l’esperienza, i problemi, il cibo e le serate. E’ stato bello, ci si sentiva i padroni del mondo, li, in riva ad un lago a mangiare stufato inglese osservando prima il tramonto del sole e poi quello della luna. Magnifico.

    Incidenti di percorso..
    ..meritate pause

    Giovedi 23 ci siamo svegliati a 500km dall’arrivo, e quasi tutti di questi km erano asfaltati. Ed allora l’attesa cresce e la voglia di arrivare è tanta. Partiamo sparati, voliamo sulle buche comunque presenti nell’asfalto, attraversiamo lande desolate e pianure sferzate da tempeste di sabbia. Ci imbattiamo nel

    e chi osserva!

    traffico di Ulaanbaatar, ci mettiamo più di un’ora ad arrivare al traguardo: la famosa finish line, li dove la macchina verrà “beatificata”, lei ce l’ha fatta, potrà essere venduta ed il ricavato andare per beneficenza. Io non sto più nella pelle di vedere questo bandierone del Mongol Rally, i miei compagni un po’ meno, sarà che sono nodrici. Io salto, gioisco, intravedo persone che ho incontrato lungo il viaggio e le abbraccio emozionata: ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati, siamo ad UB, abbiamo finito il nostro viaggio…o magari questo è soltanto l’inizio. L’inizio di tante amicizie ovunque nel mondo, di tanti sogni, di tanti racconti con cui sfinirò gli amici, di quella voglia di pianificare il prossimo viaggio, magari per fare la Pamir, davvero mi spiace averla mancata.

    Finish line!

    Il venerdi era giornata di grandi arrivi, tutti volevano essere li per il finish line party (la festa del traguardo), un modo per rivedersi, per fare festa senza dover prendere la macchina il giorno dopo e mettersi a guidare, per vestirsi bene e magari mettere anche un filo di trucco o i tacchi, per mettere il vestito con cui ci si è sposati il giorno della partenza (è stato il viaggio di nozze per due coppie), per abbracciarsi, per parlare, per concludere questo viaggio.

    E poi siamo tutti partiti verso la nostra destinazione. Chi verso casa, ci in giro per l’Europa, chi in Cina. Io ed altri due abbiamo affitatto una macchina, una Land Cruiser gigante questa volta, con cui siamo andati a fare un giro di due giorni al nord, ci mancava guidare e con sto mostro (chiamato da noi Campanellino) fare lo sterrato era un gioco da ragazzi.

    Stamattina mi sono svegliata a UB, con Freddy e altri rallisti siamo andati in aeroporto e poi fino a Mosca dove li ho salutati tutti, cercando di nascondere delle lacrimucce, chissà se li rivedrò. Sto per arrivare a Cipro dove mi godrò 3 giorni di dolce far nulla in spiaggia e magari inizierò e pensare alla prossima avventura…avete suggerimenti?

    Ringrazio di cuore Valentina e le Guide Marco Polo per avermi dato le cartine con cui non mi sono persa e questo spazio per raccontare le mie storie. E tutti voi che mi avete letto. Spero di avervi fatto sognare e magari venir voglia di partire.

    Ren

     

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