Viaggio a Catania: lui, lei e l’altro. Ovvero, il magico incontro tra l’Etna e un bambino

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Lui e Lei, in avvicinamento © Peekaboo Travel Baby

Articolo di Peekaboo Travel Baby

Lui, lei e l’altro. Potrebbe intitolarsi così il weekend che ho trascorso qualche settimana fa con mio figlio di 6 anni. Dove Lui è mio figlio, un piccolo viaggiatore già incallito, Lei è l’Etna, regina incontrastata piena di fascino, e l’altro, la città, è un luogo che reclama attenzione, ma viene inevitabilmente oscurata da Lei.

Lui, mio figlio, da tempo voleva salire sulle pendici dell’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa, che dal 2013 ha avuto il riconoscimento di Patrimonio Unesco. Era attratto dalla sua imponenza, curioso di scoprire i miti greci che lo vedono protagonista e spinto dalla voglia di vedere da vicino il cratere di un vulcano.

La scelta della visita più adatta è ricaduta sull’escursione lungo la “Schiena dell’Asino”: un percorso di circa 4/5 km che conduce fino alla suggestiva veduta della depressione vulcano-tettonica nota come Valle del Bove, con la sua magnifica distesa lavica, a quota 2000m. L’emozione della visita di un cratere è stata colmata con la passeggiata intorno ai Crateri Silvestri: camminare intorno ad un cratere, seppur chiuso, genera in grandi e piccini una quiete lunare irreale e pacifica.

A tu per tu con la Valle del Bove © Peekaboo Travel Baby

Eppure Lei, l’Etna, pacifica non lo è proprio: a marzo di quest’anno si è tenuto l’anniversario dell’eruzione del 1669, quando il vulcano si svegliò prepotentemente e con la sua lava devastò decine di centri fino ad arrivare al mare. L’eruzione, considerata la più devastante in epoca storica, contribuì a seppellire anche il fiume Amenano, che riforniva di acqua l’intera città.

E così Lui è andato alla ricerca del “Dio-fiume”, una divinità con il corpo di toro e il volto umano. Lo ha trovato in Piazza Duomo, nella fontana nota come “Acqua a Linzolu”, e soprattutto nella grotta lavica naturale sita nella cantina sotterranea del ristorante dell’ostello, All’Agorà (la visita nell’ostello ha il costo di 2€ e viene accompagnata da una piccola spiegazione che rende tutto più interessante).

L’altro, Catania, è intimidito da tanta beltà: una bellezza crudele e totale. Per non restare offuscata, la città gioca le sue carte migliori. Ci riesce sicuramente con un gioiello del tardo barocco: il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena, patrimonio mondiale dell’Unesco e secondo monastero benedettino più grande d’Europa, dopo quello di Mafra in Portogallo.

Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena © Peekaboo Travel Baby

Costruito a partire dal 1558, anch’esso incontra nella sua storia proprio Lei: l’eruzione del 1669 lo colpì sui fronti nord e ovest, facendo crollare la chiesa, mentre il terremoto del 1693 distrusse quasi del tutto il monastero e uccise una trentina di monaci che vi abitavano. Nel 1977 l’intero complesso fu ceduto all’Università di Catania, che vi ha insediato il dipartimento di Scienze Umanistiche.

Nel monastero le celle dei monaci sono ora gli studi dei professori, l’antico refettorio è diventato l’aula magna, nei sotterranei sono stati scoperti mosaici dei nuclei abitativi romani e sul banco lavico del 1669 è ancora visitabile il giardino dei Novizi ricavato al suo interno.

E Lui? Come ha reagito a tutto questo mio figlio di sei anni? Si è incantato al cospetto del Monastero, ma in fondo, a ben vedere, ciò che lo ha davvero conquistato è stato tutto ciò che ha generato Lei, sua maestà l’Etna.